PREPARATI…… è ora di pensare alla stagione fredda, che porta con essa le vere intenzioni e i risultati ottenuti durante in nostro anno, in questa stagione siamo particolarmente vulnerabili e soggetti alle influenze esterne, ambientali, energetiche ed umane…dunque è il momento di attingere alle conoscenze popolari e del tramandato,creando preparati protettivi per noi stessi e chi da noi potrà essere influenzato….

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cultura e fatica….ultimamente mi accorgo che gli uomini sono sempre più simili ai loro antenati, dove ottenere qualcosa voleva dire portarlo via a qualcun’altro, magari con mezzi poco ortodossi, o con strumenti aggressivi…non considerando che lavoro, relazioni, status,vita, si ottengono col tempo e con il condividere…vanno coltivati come fa il contadino con le piante più difficili…curandole come il giardiniere….vi si riesce solo con forti basi di conoscenza ed esperienza…e soprattutto col saper convivere con gli altri con buon senso…

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Un recupero complicato

Recuperare e valorizzare aree boschive della mia terra, restituire alla natura castagneti abbandonati e trascurati è il mio lavoro. Di più, è la mia passione, restituire vitalità e dignità a questi Patriarchi, conoscerne la storia, divenirne il custode… Però il recupero  del fondo Marcabruni di  Pianaura ha un sapore diverso. Innanzi tutto per il modo in cui sono stato “risucchiato” in questa avventura (sì, potremmo definirla proprio così). Poi, per la bellezza del luogo, dalla prima volta mi sono sentito attratto dai secolari dalle cime mozzate in modo indegno (“TE PREGOOO…” ho subito esclamato ) che chiedevano un po’ di dignità. E in ultimo il personaggio che mi chiedeva di aiutarlo. Un altro Stefano (il caso non esiste), figlio della proprietaria del fondo. Vive a Bologna, la mamma di Arco, il padre di Taranto, nato a Udine con moglie belga. Anche lui rapito da quel posto e deciso di valorizzarlo, ma a modo suo.

Singolare anche il modo con cui sono entrato in contatto con questo strano personaggio. L’anello di congiunzione è stato Giorgio Maresi, anche lui di origine bolognese (ma non si conoscevano anche se abitavano quasi nello stesso quartiere) e adesso esperto per la fondazione Edmund Mach di castagni ed altro.   Al principio non ci credevo, Stefano Micocci è un tipo un po’ particolare. Ingegnere elettronico, scrive libri per bambini e ha il pallino dell’integrazione a tutti i livelli: sia per i sistemi informatici (lavora per la Regione Emilia Romagna e progetta sistemi di integrazione in sanità) che nella vita, con i suoi tanti compagni di vita diversabili. E così ci siamo buttati, senza rete, come sempre. Stefano, Ilse, Stefano, Giorgio, e poi Luca, Matteo.

SI PUO’ FAREEE

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panoramica