Passeggiando in un Ecomuseo

Se non vi è ancora capitato di passeggiare in un Ecomuseo, direi che sia giunta l’ora di farlo. Il mio preferito è quello della città di Trento…L’ECOMUSEO ARGENTARIO Potrei raccontarvi precisamente di cosa si tratti, ma non lo faccio per due motivi. Il primo, la natura si può anche tentare di raccontare ma solo per far venire la curiosità a chi non la conosce,  e spingerla ad andare a scoprire perdendosi in essa. Solo “perdendosi” la si trova, la si apprezza e la si rispetta.

Secondo motivo, vorrei invitarvi a provare l’esperienza di una camminata in un museo vivente, i cui pezzi da esposizione sono piante, fiori, animali, ma soprattutto  profumi, rumori, sensazioni, la Natura con piante invisibili che non sembrano meritare la nostra attenzione ma che fanno parte della cultura dei nostri antenati; piante aromatiche e spontanee che  davano sapore e ricchezza alle zuppe e ai piatti poveri delle case contadine. Io spesso camminerò per i sentieri dell’Argentario sull’altopiano di monte Calisio accompagnandovi, respirerò e vi inviterò a seguirmi nel sentire quei profumi  aromatici ricchi di storia e sapienza, racconterò a chi vorrà le loro origini farò riconoscere queste piccole piante che si nascondono nel tappeto erboso o dietro alle rocce dei nostri monti, tra storia, cultura, rimedi antichi e riscoperti, con un pizzico di leggende e magia.

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Un recupero complicato

Recuperare e valorizzare aree boschive della mia terra, restituire alla natura castagneti abbandonati e trascurati è il mio lavoro. Di più, è la mia passione, restituire vitalità e dignità a questi Patriarchi, conoscerne la storia, divenirne il custode… Però il recupero  del fondo Marcabruni di  Pianaura ha un sapore diverso. Innanzi tutto per il modo in cui sono stato “risucchiato” in questa avventura (sì, potremmo definirla proprio così). Poi, per la bellezza del luogo, dalla prima volta mi sono sentito attratto dai secolari dalle cime mozzate in modo indegno (“TE PREGOOO…” ho subito esclamato ) che chiedevano un po’ di dignità. E in ultimo il personaggio che mi chiedeva di aiutarlo. Un altro Stefano (il caso non esiste), figlio della proprietaria del fondo. Vive a Bologna, la mamma di Arco, il padre di Taranto, nato a Udine con moglie belga. Anche lui rapito da quel posto e deciso di valorizzarlo, ma a modo suo.

Singolare anche il modo con cui sono entrato in contatto con questo strano personaggio. L’anello di congiunzione è stato Giorgio Maresi, anche lui di origine bolognese (ma non si conoscevano anche se abitavano quasi nello stesso quartiere) e adesso esperto per la fondazione Edmund Mach di castagni ed altro.   Al principio non ci credevo, Stefano Micocci è un tipo un po’ particolare. Ingegnere elettronico, scrive libri per bambini e ha il pallino dell’integrazione a tutti i livelli: sia per i sistemi informatici (lavora per la Regione Emilia Romagna e progetta sistemi di integrazione in sanità) che nella vita, con i suoi tanti compagni di vita diversabili. E così ci siamo buttati, senza rete, come sempre. Stefano, Ilse, Stefano, Giorgio, e poi Luca, Matteo.

SI PUO’ FAREEE

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panoramica

Tutto deve avere un principio

Mai avrei pensato di voler creare un blog. Per farci cosa? No, preferisco stare sul campo, tra le viti, in mezzo ai castagni, o accucciato a scoprire che il verde non è tutto uguale, che ogni singola foglia e pianta tappezzante ha una sua storia. La biodiversità, si dice così fra chi se ne intende, è affascinate perchè emblema del rispetto e dell’integrazione armoniosa fra specie diverse, anche molto diverse. Eppure la natura la comprende, anzi l’incontro fra diversità è l’essenza stessa della Natura.

Le piante Spontanee, dagli esperti chiamate FitoAlimurgiche, vengono chiamate infestanti…ma solo perche nascono dove noi non le vogliamo…

Ecco dunque cosa mi spinge a voler scrivere su questi blog, mi piace raccontare  il mio lavoro sul campo, mi dicono che sono Speciale, che sento la natura, forse è vero…quando mi faccio coinvolgere da un sognatore che viene dalla pianura e che vuole recuperare un castagneto secolare perche è troppo bello per non farlo, o quando faccio notte per raccontare per i paesi che la biodiversità è un valore, incontro gli Anziani, aiuto le persone con il mio dono….

Il mio lavoro è troppo bello per non raccontarlo.

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